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Disartria: quando parlare diventa faticoso dopo un ictus o una malattia neurologica

21 agosto 2026 · 7 min di lettura

Parola impastata, voce debole, frasi che si spezzano per mancanza di fiato. Cos'è la disartria, in cosa si differenzia dall'afasia e come la logopedia può aiutare.

Logopedista che mostra un esercizio di articolazione a un uomo anziano in uno studio di riabilitazione

«Le parole ci sono, ma escono storte». È così che molte persone con disartria descrivono quello che stanno vivendo. Sanno esattamente cosa vogliono dire, ma la bocca, la lingua, la voce non collaborano come prima. Il risultato è una parola impastata, lenta o debole, che gli altri faticano a capire. Se stai leggendo per te o per un familiare, sappi che la disartria si può trattare, e che la logopedia ha un ruolo centrale nel recupero. In questo articolo ti spiego di cosa si tratta, da cosa può dipendere e come si lavora per migliorare la comunicazione.

Cos'è la disartria

La disartria è un disturbo della produzione della parola causato da una lesione del sistema nervoso. Non riguarda il linguaggio, cioè la capacità di trovare le parole e costruire le frasi, ma l'esecuzione motoria: i muscoli che usiamo per parlare diventano più deboli, più lenti, più rigidi o meno coordinati.

Può comparire dopo un ictus o un trauma cranico, ma anche nella malattia di Parkinson, nella sclerosi multipla, nella SLA e in altre patologie neurologiche. A seconda della causa e della zona coinvolta, si manifesta in modi diversi. C'è chi parla con una voce molto bassa e monotona, chi ha una pronuncia impastata, chi una voce nasale, chi deve fermarsi spesso per riprendere fiato. A volte cambia anche il ritmo: le parole possono uscire troppo lente o, al contrario, accelerate e confuse.

Disartria e afasia: che differenza c'è?

È una delle domande che mi fanno più spesso i familiari, soprattutto dopo un ictus, perché le due condizioni possono anche presentarsi insieme. La differenza, in parole semplici, è questa. Nell'afasia il problema è nel «magazzino» del linguaggio: la persona fatica a trovare le parole, a capire, a leggere o a scrivere. Nella disartria il magazzino è intatto, ma lo strumento per far uscire le parole non funziona bene.

Una persona con disartria pura capisce perfettamente, sa cosa vuole dire, può leggere e, se la mano lo permette, scrivere. Questo è importante perché cambia il modo in cui la aiutiamo a comunicare: per esempio, scrivere una parola su un foglio o su un telefono può essere una strategia preziosa quando la voce non basta.

Perché è importante intervenire

Non riuscire a farsi capire è faticoso e, spesso, isolante. Molte persone con disartria iniziano a parlare meno, evitano le telefonate, si sentono a disagio con gli estranei. Con il tempo questo può pesare sull'umore e sulle relazioni. Intervenire significa non solo migliorare la chiarezza della parola, ma restituire alla persona la voglia e la sicurezza di comunicare.

C'è poi un altro aspetto da non trascurare: i muscoli coinvolti nella parola sono in gran parte gli stessi che usiamo per deglutire. Per questo, nella valutazione della disartria, controllo sempre anche la deglutizione, per individuare eventuali rischi a tavola.

Come si lavora in logopedia

Il trattamento parte da una valutazione approfondita: osservo la respirazione, la voce, i movimenti di labbra, lingua e palato, la velocità e il ritmo dell'eloquio, e quanto la persona viene capita nelle situazioni di tutti i giorni. Da qui definiamo obiettivi concreti e misurabili.

Il lavoro può includere esercizi per la respirazione e il sostegno della voce, per la forza e la precisione dei movimenti articolatori, per controllare la velocità dell'eloquio. Per alcune condizioni, come la malattia di Parkinson, esistono protocolli specifici e intensivi con buone evidenze di efficacia. Quando la parola resta molto difficile, insegniamo strategie di compensazione e, se serve, introduciamo strumenti di comunicazione aumentativa, come tabelle o applicazioni.

Consigli per chi ascolta

Anche i familiari possono fare molto. Riduci i rumori di fondo durante la conversazione, siediti di fronte alla persona in modo da vedere il suo viso, dalle tempo senza mettere fretta. Se non hai capito, non fingere: chiedi di ripetere, di dire la parola in un altro modo o di scriverla. Ripeti ciò che hai capito, così la persona può confermare o correggere. E ricorda che la stanchezza peggiora molto la parola: meglio conversazioni brevi e frequenti.

Lavoro ogni giorno con persone con disartria in un Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione e le seguo anche nel mio studio di San Donà di Piave e, in casi selezionati, a domicilio. Trovi altre informazioni nella pagina dedicata alla disartria. Se vuoi capire come aiutare te stesso o un familiare, prenota una valutazione.

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